Percorso formativo
Rumore
Esposizione, valori di azione e protezione dell'udito
Modulo erogabile in e-learning (FAD); l'uso dei DPI uditivi richiede addestramento pratico (art. 77 D.Lgs 81/08).
Riconoscere il rischio rumore nei luoghi di lavoro, comprendere i valori limite di legge e applicare le misure di prevenzione e i DPI uditivi corretti.
Programma del corso
Il rumore è un suono indesiderato che, quando supera determinati livelli o durate, può danneggiare l'udito e la salute del lavoratore. L'intensità sonora si misura in decibel ponderati A, indicati come dB(A): la ponderazione A tiene conto del modo in cui l'orecchio umano percepisce le diverse frequenze. La scala dei decibel è logaritmica, perciò un aumento di soli 3 dB(A) corrisponde a un raddoppio dell'energia sonora: passare da 85 a 88 dB(A) significa esporsi a un'energia doppia. Si distingue il rumore continuo (stabile nel tempo, come quello di una cappa di aspirazione o di un impianto di ventilazione) dal rumore impulsivo (picchi brevi e violenti, come la caduta di una cassa di stoviglie o lo sbattere di una porta metallica): quest'ultimo è particolarmente insidioso perché può causare danni anche con un singolo evento di forte intensità.
L'esposizione al rumore sul lavoro è disciplinata dal D.Lgs 81/08, Titolo VIII Capo II (articoli da 187 a 198), che recepisce la direttiva europea sugli agenti fisici. La norma definisce gli obblighi del datore di lavoro in materia di valutazione del rischio, riduzione dell'esposizione, fornitura dei dispositivi di protezione, informazione, formazione e sorveglianza sanitaria. Due sono i parametri che descrivono l'esposizione: il livello di esposizione giornaliera ponderato sulle otto ore lavorative, indicato come LEX,8h ed espresso in dB(A), e la pressione acustica di picco, indicata come ppeak ed espressa in dB(C), che valuta gli eventi sonori istantanei più violenti. Sulla base di questi valori la legge stabilisce soglie crescenti che fanno scattare obblighi progressivamente più stringenti per la tutela dei lavoratori.
Il D.Lgs 81/08 fissa tre soglie di riferimento. I valori inferiori di azione corrispondono a LEX,8h = 80 dB(A) e ppeak = 135 dB(C): al loro superamento il datore di lavoro deve mettere a disposizione i DPI uditivi, fornire informazione e formazione e offrire ai lavoratori la sorveglianza sanitaria su loro richiesta. I valori superiori di azione corrispondono a LEX,8h = 85 dB(A) e ppeak = 137 dB(C): superandoli, l'uso dei DPI uditivi diventa obbligatorio, le aree interessate vanno segnalate e delimitate e la sorveglianza sanitaria diventa obbligatoria. Il valore limite di esposizione, pari a LEX,8h = 87 dB(A) e ppeak = 140 dB(C), non deve mai essere superato: nel verificarne il rispetto si tiene conto dell'attenuazione fornita dai DPI effettivamente indossati. Se il valore limite viene oltrepassato, il datore di lavoro deve adottare misure immediate per riportare l'esposizione al di sotto della soglia.
Il danno più grave provocato dal rumore è l'ipoacusia da rumore, cioè una riduzione permanente della capacità uditiva dovuta alla distruzione delle cellule sensoriali dell'orecchio interno: si tratta di un danno irreversibile, che non si recupera e per il quale non esiste cura. L'esposizione prolungata o a livelli elevati può causare anche acufeni, ovvero la percezione di fischi o ronzii continui non provocati da suoni esterni, spesso molto fastidiosi. Oltre agli effetti sull'udito, il rumore produce effetti extra-uditivi che interessano l'intero organismo: aumento dello stress e dell'irritabilità, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, aumento della pressione arteriosa e maggiore rischio di disturbi cardiovascolari. Proprio perché l'ipoacusia si instaura lentamente e senza dolore, il lavoratore può non accorgersi del danno fino a quando questo è già avanzato: per questo la prevenzione e i controlli periodici sono fondamentali.
Il datore di lavoro ha l'obbligo di valutare il rischio rumore e di documentarne i risultati all'interno del documento di valutazione dei rischi. La valutazione individua le mansioni e le postazioni esposte, stima i livelli di esposizione e definisce le misure di prevenzione necessarie. Quando i livelli non sono trascurabili, la stima si basa su misurazioni strumentali eseguite con un fonometro o con un dosimetro da personale tecnicamente qualificato, secondo metodi normati: la fonometria misura la pressione sonora nei diversi punti dell'ambiente, mentre il dosimetro indossato dal lavoratore registra la dose di rumore ricevuta durante l'intera giornata. La valutazione deve tener conto del tipo di rumore (continuo o impulsivo), della sua durata, dell'attenuazione offerta dai DPI e dell'eventuale presenza di lavoratori particolarmente sensibili. Va aggiornata periodicamente e ogni volta che intervengono modifiche significative, come l'installazione di nuovi macchinari.
La legge impone una precisa gerarchia delle misure: prima di tutto occorre ridurre il rumore alla fonte, poi agire con misure tecniche e organizzative, e solo come ultima difesa ricorrere ai DPI individuali. Tra gli interventi alla fonte e tecnici rientrano la scelta di attrezzature meno rumorose, la manutenzione regolare di macchine e impianti (cuscinetti usurati, ventole e parti vibranti aumentano il rumore), l'insonorizzazione con pannelli fonoassorbenti, l'incapsulamento delle macchine rumorose e l'installazione di barriere o schermi acustici. Le misure organizzative comprendono la limitazione della durata e dell'intensità dell'esposizione, la rotazione del personale tra postazioni più e meno rumorose, l'allontanamento dei lavoratori non indispensabili dalle aree rumorose e la programmazione delle lavorazioni più rumorose in orari di minore presenza. Le zone in cui si superano i valori superiori di azione devono essere segnalate con apposita segnaletica (cartello con l'obbligo di protezione dell'udito) e, ove tecnicamente possibile, perimetrate e ad accesso limitato.
I dispositivi di protezione dell'udito si dividono principalmente in due famiglie: gli inserti auricolari (tappi), che si introducono nel condotto uditivo e possono essere monouso in materiale espanso, riutilizzabili in silicone o personalizzati su misura, e le cuffie, che racchiudono l'intero padiglione auricolare. La scelta del DPI dipende dal livello di rumore da attenuare, dalla durata d'uso, dal comfort e dalla compatibilità con altri dispositivi indossati (come elmetti od occhiali): un'attenuazione eccessiva è da evitare, perché può isolare troppo il lavoratore e impedirgli di percepire segnali di allarme o comunicazioni. Per essere efficaci, i DPI uditivi devono essere indossati correttamente e per tutto il tempo di permanenza nell'area rumorosa: toglierli anche solo per pochi minuti riduce drasticamente la protezione complessiva. Vanno conservati puliti e integri, e gli inserti monouso non si riutilizzano. Trattandosi di dispositivi destinati a proteggere l'udito, il datore di lavoro è tenuto a fornire ai lavoratori l'addestramento sul loro corretto utilizzo.
I lavoratori esposti al rumore sono sottoposti a sorveglianza sanitaria da parte del medico competente, secondo le soglie previste dalla legge: l'accertamento è effettuato su richiesta del lavoratore quando si superano i valori inferiori di azione (80 dB(A)), mentre diventa obbligatorio quando si superano i valori superiori di azione (85 dB(A)). Lo strumento principale è l'esame audiometrico, un test che misura la soglia uditiva alle diverse frequenze e consente di individuare precocemente eventuali cali dell'udito, prima che diventino invalidanti. La sorveglianza comprende una visita preventiva, prima di adibire il lavoratore alla mansione esposta, e visite periodiche di controllo. Il medico competente esprime il giudizio di idoneità alla mansione e, se rileva segni di danno uditivo riconducibili al lavoro, ne informa il lavoratore e collabora con il datore di lavoro per rivedere la valutazione del rischio e rafforzare le misure di protezione. La diagnosi precoce è essenziale proprio perché l'ipoacusia da rumore è irreversibile.
Anche se non viene subito associato a un ambiente rumoroso, il settore della ristorazione e dell'ospitalità presenta numerose fonti di rumore che, sommate, possono avvicinare o superare i valori inferiori di azione. Nelle cucine industriali contribuiscono le cappe di aspirazione, le lavastoviglie e i tunnel di lavaggio, gli abbattitori e i gruppi frigoriferi, i robot da cucina, i frullatori e i piani cottura a induzione, oltre al rumore impulsivo dello sbattere di pentole, coperchi e cassetti metallici. Si aggiungono gli impianti tecnici (centrali termiche, gruppi di condizionamento, compressori) e, nelle aree di intrattenimento, la musica diffusa nelle sale e nei locali da ballo, che può raggiungere livelli elevati per gli addetti che vi lavorano per ore. Le misure pratiche includono la manutenzione delle macchine, l'uso di tappetini fonoassorbenti sotto le apparecchiature, la chiusura degli sportelli delle lavastoviglie durante il ciclo, l'organizzazione dei turni per limitare l'esposizione continuativa e la messa a disposizione di DPI uditivi adeguati al personale che opera nelle zone più rumorose, come la plonge o i locali macchine.
Video del corso
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