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Percorso formativo

Sicurezza per OSS in RSA — Rischio alto

Formazione specifica · Rischio alto · 12 ore (art. 37 D.Lgs. 81/08)

720 min FAD e-learning Validità 5 anni

Formazione specifica a rischio alto (art. 37 D.Lgs. 81/08), 12 ore. La parte teorica è erogabile in e-learning; eventuali esercitazioni pratiche (es. movimentazione con ausili) vanno integrate in presenza secondo l'organizzazione della struttura.

Modulo completo di formazione specifica a rischio alto per Operatori Socio-Sanitari impiegati in RSA e residenze protette per anziani: rischio biologico, da puntura e taglio, movimentazione manuale dei pazienti, rischio chimico, stress lavoro-correlato, aggressioni, antincendio ed emergenze in struttura sanitaria.

I 720 min indicano la durata del contenuto, non il monte ore di legge. La formazione sulla sicurezza ha ore minime obbligatorie → Formazione obbligatoria.

Programma del corso

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Questo modulo costituisce la formazione specifica a rischio alto prevista dall'art. 37 del D.Lgs. 81/08 e dall'Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 per l'Operatore Socio-Sanitario impiegato in RSA e residenza protetta per anziani, per una durata complessiva di 12 ore. La ripartizione oraria indicativa è la seguente. Modulo 1 — Quadro normativo, figure della sicurezza e sorveglianza sanitaria: circa 1 ora. Modulo 2 — Pericolo, rischio, valutazione dei rischi e DVR: circa 0,5 ore. Modulo 3 — Rischio biologico, precauzioni standard e igiene delle mani: circa 2 ore. Modulo 4 — Rischio da puntura e taglio e profilassi post-esposizione: circa 1 ora. Modulo 5 — Movimentazione manuale dei pazienti e metodo MAPO: circa 2 ore. Modulo 6 — Rischio chimico da disinfettanti e detergenti: circa 0,5 ore. Modulo 7 — Stress lavoro-correlato e burnout: circa 1 ora. Modulo 8 — Rischio da aggressione e tecniche di de-escalation: circa 1 ora. Modulo 9 — Cadute, rischio elettrico, microclima e illuminazione: circa 0,5 ore. Modulo 10 — Antincendio ed emergenze in struttura sanitaria: circa 1 ora. Modulo 11 — Legionella e qualità dell'acqua: circa 0,5 ore. Modulo 12 — DPI specifici dell'OSS: circa 0,5 ore. Modulo 13 — Sorveglianza sanitaria e vaccinazioni: integrato nel Modulo 1. Modulo 14 — Buone pratiche e comportamenti sicuri, riepilogo operativo e verifica finale: circa 0,5 ore. Al termine del percorso è prevista una verifica di apprendimento. I tempi sono indicativi e possono essere adattati dall'organizzazione in base alle esigenze formative e alle specificità della struttura.

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Il D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81, noto come Testo Unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, è la norma di riferimento per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali. L'art. 36 disciplina l'informazione che il lavoratore deve ricevere sui rischi presenti, mentre l'art. 37 stabilisce l'obbligo di una formazione sufficiente e adeguata, articolata in una parte generale e in una parte specifica calibrata sul livello di rischio della mansione: per l'OSS in ambito socio-sanitario il rischio è classificato come alto, con una formazione specifica di 12 ore, da aggiornare nel tempo. Il sistema di prevenzione aziendale coinvolge più figure con responsabilità definite. Il datore di lavoro è il garante principale della sicurezza: valuta i rischi, redige il documento di valutazione, nomina le altre figure e fornisce i mezzi di protezione. Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) supporta tecnicamente il datore di lavoro nell'individuazione dei rischi e delle misure. Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) è eletto dai lavoratori e ne tutela gli interessi in materia di salute e sicurezza, accedendo alle informazioni e segnalando criticità. Il preposto, tipicamente il coordinatore di reparto o il caposala, sovrintende all'attività e vigila sul rispetto delle procedure da parte degli operatori. Il medico competente effettua la sorveglianza sanitaria, esprime il giudizio di idoneità alla mansione, gestisce le vaccinazioni e collabora alla valutazione dei rischi. La sorveglianza sanitaria è obbligatoria per l'OSS proprio in ragione dell'esposizione al rischio biologico e alla movimentazione dei carichi, e comprende visite mediche periodiche e accertamenti mirati. Conoscere ruoli e referenti consente all'operatore di sapere a chi rivolgersi per segnalare un pericolo, richiedere un dispositivo o riferire un infortunio.

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Per lavorare in sicurezza è indispensabile distinguere due concetti spesso confusi. Il pericolo è la proprietà o qualità intrinseca di un fattore (una sostanza, un'attrezzatura, una situazione) di poter causare un danno: ad esempio un disinfettante è di per sé pericoloso, così come lo è il sollevamento di un ospite non autosufficiente. Il rischio è invece la probabilità che il danno si verifichi in concreto, combinata con la sua gravità: dipende quindi sia dalla pericolosità della fonte sia dalle modalità e dalla frequenza dell'esposizione. La valutazione dei rischi è il processo con cui il datore di lavoro, con il supporto dell'RSPP e del medico competente e la consultazione dell'RLS, individua tutti i pericoli presenti, stima i rischi e definisce le misure di prevenzione e protezione, applicando una gerarchia che privilegia l'eliminazione del rischio alla fonte, poi la riduzione, le misure collettive e infine i dispositivi di protezione individuale. L'esito di questo processo è formalizzato nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), obbligatorio per ogni azienda, che descrive i rischi specifici della struttura, le misure adottate, il programma di miglioramento e le procedure operative. In una RSA il DVR considera, tra l'altro, il rischio biologico, la movimentazione dei pazienti, il rischio chimico, lo stress lavoro-correlato, le aggressioni e le emergenze. L'OSS deve conoscere i contenuti del DVR che riguardano la propria attività, perché da essi derivano le procedure e i comportamenti sicuri che è tenuto ad applicare, oltre all'obbligo di segnalare al preposto situazioni di rischio non previste o nuove.

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Il rischio biologico è disciplinato dal Titolo X del D.Lgs. 81/08 ed è il rischio caratteristico dell'assistenza in RSA, dove l'OSS è quotidianamente a contatto con sangue, secrezioni, liquidi corporei e con ospiti fragili e potenzialmente portatori di agenti infettivi. Gli agenti biologici sono microrganismi (batteri, virus, funghi, parassiti) capaci di provocare infezioni e si trasmettono principalmente per contatto diretto o indiretto, per via aerea attraverso droplet e aerosol, e per via parenterale tramite ferite o punture. Il principio cardine della prevenzione è quello delle precauzioni standard: ogni ospite e ogni liquido biologico vanno trattati come potenzialmente infetti, indipendentemente dalla diagnosi nota, applicando sempre le stesse misure di base. La misura più efficace ed economica in assoluto è l'igiene delle mani, da eseguire secondo i cinque momenti definiti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità: prima del contatto con l'ospite, prima di una manovra asettica, dopo il rischio di esposizione a liquidi biologici, dopo il contatto con l'ospite e dopo il contatto con ciò che lo circonda. L'igiene si esegue con il lavaggio con acqua e sapone quando le mani sono visibilmente sporche, oppure con la frizione alcolica negli altri casi. I dispositivi di protezione individuale per il rischio biologico comprendono i guanti monouso, il camice o sovracamice, la mascherina chirurgica o il filtrante facciale FFP2/FFP3 secondo il rischio, e gli occhiali o la visiera quando vi è possibilità di schizzi. Le infezioni correlate all'assistenza (ICA) sono le infezioni che l'ospite contrae durante la permanenza nella struttura e rappresentano un problema rilevante per la salute degli anziani: la loro prevenzione passa dall'igiene delle mani, dal corretto uso dei DPI, dalla sanificazione di ambienti e attrezzature e dalla gestione delle medicazioni. Quando un ospite è portatore di un agente trasmissibile, la struttura adotta misure di isolamento (da contatto, da droplet o aereo) con procedure dedicate, segnaletica e percorsi: l'OSS deve rispettare scrupolosamente tali misure per non diffondere l'infezione ad altri ospiti, ai colleghi e a sé stesso.

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Il rischio da ferite da taglio e da punta è una specifica declinazione del rischio biologico, legata all'uso e alla manipolazione di aghi e taglienti durante l'assistenza: prelievi, somministrazioni, gestione di cateteri, glicemie, medicazioni e smaltimento dei rifiuti. Una puntura accidentale con un ago contaminato può trasmettere agenti patogeni a trasmissione ematica, in particolare i virus dell'epatite B (HBV), dell'epatite C (HCV) e dell'immunodeficienza umana (HIV). La regola fondamentale di prevenzione è non reincappucciare mai gli aghi: il gesto di rimettere il cappuccio è una delle cause più frequenti di puntura accidentale e va evitato in ogni circostanza. L'ago e il tagliente vanno eliminati immediatamente dopo l'uso, da chi li ha utilizzati, direttamente nell'apposito contenitore rigido per taglienti, resistente alla perforazione, che non deve mai essere riempito oltre il limite indicato. Vanno privilegiati, quando disponibili, i dispositivi di sicurezza dotati di meccanismi di protezione che coprono l'ago dopo l'uso. In caso di puntura, taglio o contatto di mucose con liquidi biologici, il comportamento corretto è il seguente: favorire il sanguinamento della ferita senza spremerla in modo aggressivo, lavare abbondantemente con acqua e sapone (le mucose con acqua o soluzione fisiologica), disinfettare la cute e recarsi senza ritardo al punto di riferimento previsto dalla struttura, di norma il pronto soccorso, per la valutazione del rischio infettivo e l'eventuale profilassi post-esposizione. L'evento deve essere sempre segnalato al preposto e gestito come infortunio. La profilassi post-esposizione è tanto più efficace quanto più è precoce: per l'HIV deve essere valutata e avviata nel più breve tempo possibile, idealmente entro poche ore. La vaccinazione contro l'epatite B, raccomandata per gli operatori sanitari, costituisce una protezione fondamentale, mentre per epatite C e HIV non esiste vaccino e la prevenzione si basa sull'uso sicuro dei taglienti e sull'intervento tempestivo.

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La movimentazione manuale dei carichi è disciplinata dal Titolo VI del D.Lgs. 81/08 e rappresenta, in RSA, uno dei rischi più gravosi per l'operatore, poiché il carico movimentato è un ospite anziano, spesso non autosufficiente, non collaborante o solo parzialmente collaborante. La movimentazione manuale dei pazienti è la principale causa di disturbi muscolo-scheletrici e di lombalgie tra gli OSS, derivanti da sollevamenti, spostamenti, trasferimenti letto-carrozzina, riposizionamenti e dalla ripetitività di queste operazioni durante il turno. Per valutare questo rischio nel settore socio-sanitario si utilizza il metodo MAPO (Movimentazione e Assistenza dei Pazienti Ospedalizzati), che considera il rapporto tra ospiti non autosufficienti e operatori, la disponibilità e l'adeguatezza degli ausili, la formazione del personale e le caratteristiche degli ambienti e degli arredi. Il principio guida è ridurre al minimo la movimentazione manuale ricorrendo agli ausili: il sollevatore (a imbracatura o a barella) per gli ospiti totalmente non collaboranti, il telo ad alto scorrimento per gli spostamenti nel letto, la cintura ergonomica e le tavole di trasferimento per gli ospiti parzialmente collaboranti, oltre a letti regolabili in altezza e carrozzine adeguate. Quando la movimentazione manuale è inevitabile, va eseguita con tecnica corretta: avvicinarsi all'ospite, allargare la base di appoggio dei piedi, piegare le ginocchia mantenendo la schiena in posizione neutra, sfruttare la forza delle gambe e non della schiena, evitare torsioni del tronco e movimenti bruschi. Una regola operativa fondamentale è lavorare sempre in due quando l'ospite è pesante o non collaborante, coordinandosi a voce sui tempi del movimento. È inoltre buona pratica coinvolgere e responsabilizzare l'ospite valorizzando le sue capacità residue, perché ciò riduce il carico per l'operatore e favorisce l'autonomia della persona. La prevenzione dei disturbi muscolo-scheletrici si completa con l'addestramento all'uso degli ausili, la manutenzione delle attrezzature e la sorveglianza sanitaria periodica.

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Nell'attività quotidiana l'OSS utilizza numerose sostanze chimiche: disinfettanti per superfici, cute e dispositivi, detergenti per le pulizie, antisettici e prodotti per la sanificazione. Il rischio chimico, disciplinato dal Titolo IX del D.Lgs. 81/08, deriva dal contatto cutaneo, dall'inalazione di vapori e dal contatto accidentale con occhi e mucose, e può causare irritazioni, dermatiti, sensibilizzazioni allergiche e effetti sulle vie respiratorie. Ogni prodotto pericoloso è accompagnato dalla scheda di dati di sicurezza (SDS), il documento in 16 sezioni che descrive i pericoli, le precauzioni per la manipolazione e lo stoccaggio, le misure di pronto soccorso e i dispositivi di protezione necessari: l'operatore deve sapere dove reperirla e consultarla. L'etichetta riporta i pittogrammi di pericolo, le indicazioni di pericolo (frasi H) e i consigli di prudenza (frasi P). Una regola di sicurezza assoluta è non mescolare mai prodotti diversi tra loro: la combinazione di alcuni disinfettanti, come quelli a base di cloro (candeggina) con prodotti acidi o con ammoniaca, può sprigionare gas tossici e irritanti estremamente pericolosi. I prodotti vanno usati alle concentrazioni indicate, conservati nei contenitori originali ben etichettati, mai travasati in bottiglie alimentari, e tenuti lontano da alimenti e dalla portata degli ospiti, in particolare di quelli con deterioramento cognitivo. Durante l'uso vanno indossati i DPI previsti dalla SDS, tipicamente guanti resistenti agli agenti chimici e, in caso di rischio di schizzi o di prodotti volatili, occhiali o visiera e protezione delle vie respiratorie, operando in ambienti ventilati. In caso di contatto accidentale con la pelle o gli occhi occorre lavare abbondantemente con acqua e seguire le indicazioni della sezione 4 della scheda di sicurezza, segnalando l'accaduto al preposto.

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Lo stress lavoro-correlato è un rischio che il D.Lgs. 81/08 impone espressamente di valutare e che assume particolare rilievo nelle professioni di cura. L'OSS in RSA è esposto a fattori di rischio psicosociale rilevanti: i turni di lavoro e il lavoro notturno, che alterano i ritmi biologici e il sonno; i carichi di lavoro elevati e i ritmi serrati; il contatto continuo con la sofferenza, la malattia, il decadimento cognitivo e la morte degli ospiti; il coinvolgimento emotivo nelle relazioni di cura; le difficoltà di comunicazione con ospiti non collaboranti e con i familiari. L'esposizione prolungata a questi fattori, in assenza di adeguate misure organizzative, può portare al burnout, una sindrome da esaurimento professionale caratterizzata da esaurimento emotivo, distacco e cinismo verso gli ospiti e senso di ridotta realizzazione personale. I segnali da riconoscere precocemente, in sé stessi e nei colleghi, comprendono stanchezza cronica, disturbi del sonno, irritabilità, calo della concentrazione e della motivazione, distacco emotivo e tendenza a evitare il contatto con gli ospiti. La prevenzione è prima di tutto organizzativa e spetta al datore di lavoro: una distribuzione equilibrata dei carichi e dei turni, pause adeguate, dotazioni di personale sufficienti, supporto del coordinamento, momenti di confronto in équipe, formazione e, dove previsto, supporto psicologico. Sul piano individuale aiutano il riconoscimento precoce dei segnali, il mantenimento di un equilibrio tra vita e lavoro, uno stile di vita sano e la condivisione delle difficoltà con il gruppo di lavoro anziché l'isolamento. Riconoscere lo stress come un rischio professionale, e non come una debolezza personale, è il primo passo per affrontarlo: l'operatore può e deve segnalare situazioni di sovraccarico al preposto, all'RLS e al medico competente.

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Il rischio di aggressione, fisica o verbale, è un rischio professionale riconosciuto per gli operatori del settore socio-sanitario e in RSA è legato soprattutto alla presenza di ospiti affetti da demenza, deterioramento cognitivo, stati confusionali o agitazione psicomotoria. In questi casi l'aggressività non è quasi mai un atto intenzionale, ma l'espressione di un disagio, di dolore, paura, disorientamento o di un bisogno non compreso: durante le manovre assistenziali più intime, come l'igiene personale, l'ospite può reagire con resistenza, spinte, graffi o morsi. L'approccio corretto si fonda sulla prevenzione e sulla de-escalation, cioè sulle tecniche di riduzione dell'escalation della tensione. Sul piano comunicativo è fondamentale mantenere la calma e un tono di voce basso e rassicurante, presentarsi e spiegare con frasi semplici e brevi ciò che si sta per fare, rispettare i tempi e gli spazi dell'ospite, evitare gesti bruschi o di costrizione e non porsi in posizione di sfida o di confronto frontale. Aiutano il contatto visivo non minaccioso, l'ascolto, la distrazione e la rassicurazione, oltre alla conoscenza della storia e delle abitudini della persona. Sul piano organizzativo, le manovre a rischio vanno pianificate, scegliendo il momento più favorevole, operando in due quando necessario e mantenendo una via di uscita libera; le situazioni di agitazione vanno comunicate all'équipe e annotate, così da concordare strategie condivise e coinvolgere l'infermiere e il medico per la gestione clinica. In caso di aggressione che metta a rischio l'incolumità, la priorità è la sicurezza dell'operatore e degli altri ospiti: occorre allontanarsi, chiedere aiuto ai colleghi e attivare le procedure interne. Ogni episodio va segnalato al preposto, anche perché la registrazione degli eventi consente alla struttura di analizzarli e di adottare misure preventive.

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Oltre ai rischi specifici dell'assistenza, l'ambiente di una RSA presenta rischi comuni che l'OSS deve conoscere per la propria sicurezza e per quella degli ospiti. Le cadute e gli scivolamenti sono tra gli infortuni più frequenti: i pavimenti possono essere bagnati dopo le pulizie o per versamenti di liquidi, e la presenza di ostacoli, fili, tappeti o calzature inadeguate aumenta il rischio. Le misure di prevenzione comprendono l'uso di calzature chiuse e antiscivolo, l'asciugatura immediata dei pavimenti, la segnalazione delle aree bagnate con apposita cartellonistica, l'ordine negli spazi di lavoro e un'illuminazione adeguata. Le cadute riguardano in modo particolare anche gli ospiti anziani, spesso instabili o disorientati: l'operatore contribuisce a prevenirle sorvegliando, mantenendo gli ambienti sgombri, utilizzando correttamente sponde e ausili e segnalando situazioni a rischio. Il rischio elettrico è presente per la numerosa attrezzatura elettromedicale e per gli apparecchi di uso comune: vanno evitati l'uso di apparecchi danneggiati, di prese sovraccariche e di prolunghe non idonee, e qualunque guasto va segnalato senza intervenire personalmente sugli impianti, riservati a personale qualificato; particolare attenzione va posta all'uso di apparecchi elettrici in presenza di acqua. Il microclima riguarda temperatura, umidità e ventilazione degli ambienti: condizioni inadeguate causano disagio e affaticamento all'operatore e possono nuocere agli ospiti più fragili, per cui vanno garantiti un buon ricambio d'aria e condizioni termiche confortevoli. L'illuminazione, infine, deve essere sufficiente e uniforme in tutti gli ambienti, comprese le aree di passaggio e i bagni, per consentire di operare con precisione e per ridurre il rischio di cadute e di errori; eventuali lampade non funzionanti vanno segnalate per la sostituzione.

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La gestione delle emergenze in una struttura sanitaria che ospita persone non autosufficienti o allettate presenta criticità del tutto particolari, perché gli ospiti non sono in grado di mettersi in salvo autonomamente. Ogni RSA è dotata di un piano di emergenza ed evacuazione che individua i rischi, le procedure, le vie di esodo, i presidi antincendio e i compiti delle squadre di emergenza; l'OSS deve conoscerlo, sapere dove si trovano estintori, idranti, pulsanti di allarme e uscite, e partecipare alle prove di evacuazione. In caso di incendio i comportamenti fondamentali sono dare l'allarme, mettere in sicurezza le persone, non usare gli ascensori e seguire le indicazioni della squadra di emergenza. L'evacuazione di persone non autosufficienti o allettate non può avvenire come in un edificio ordinario, dove tutti raggiungono l'esterno: per questo le strutture sanitarie adottano la strategia dell'esodo orizzontale progressivo, che consiste nel trasferire gli ospiti dal compartimento in cui si è sviluppato l'incendio a un compartimento attiguo posto sullo stesso piano e protetto dal fuoco e dal fumo, mettendoli rapidamente al sicuro senza doverli portare all'esterno o farli scendere per le scale. Questo è reso possibile dalla compartimentazione antincendio, cioè dalla suddivisione dell'edificio in compartimenti separati da elementi e porte resistenti al fuoco (porte tagliafuoco) che devono restare sempre libere e mai bloccate aperte o ostruite. L'evacuazione delle persone allettate si avvale di presidi specifici come i materassini o teli di evacuazione e le barelle. Affinché tutto funzioni, i ruoli devono essere chiari: chi dà l'allarme, chi guida l'esodo, chi assiste gli ospiti meno autonomi, chi conta le persone e si coordina con i soccorsi esterni. La prevenzione quotidiana, infine, è responsabilità di tutti: non ostruire le vie di fuga e le porte tagliafuoco, non manomettere i presidi antincendio, segnalare ogni anomalia e rispettare il divieto di fumo e l'uso corretto delle apparecchiature elettriche.

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La Legionella è un batterio che vive naturalmente negli ambienti acquatici e che può colonizzare gli impianti idrici degli edifici, in particolare le reti di acqua calda sanitaria, i serbatoi di accumulo, le docce, i soffioni, i rubinetti, le torri di raffreddamento e gli impianti di climatizzazione. L'infezione, la legionellosi, si contrae per inalazione di aerosol d'acqua contaminata, cioè di goccioline disperse nell'aria, ad esempio durante una doccia, e non per ingestione di acqua né per contatto da persona a persona. Le strutture sanitarie e residenziali per anziani sono ambienti a particolare rischio, perché gli ospiti sono spesso anziani, immunodepressi o portatori di patologie croniche, e quindi più vulnerabili a forme gravi della malattia. La proliferazione del batterio è favorita dal ristagno dell'acqua e da temperature comprese all'incirca tra i 20 e i 45 gradi, mentre è contrastata dalle alte temperature e dalla circolazione costante dell'acqua. La prevenzione è basata su un piano di gestione del rischio Legionella, di competenza della struttura, che prevede la valutazione del rischio, il controllo delle temperature dell'acqua calda e fredda, la manutenzione e la pulizia periodica di serbatoi, filtri, soffioni e rubinetti, i controlli analitici e gli interventi di bonifica quando necessari. L'OSS contribuisce alla prevenzione con comportamenti semplici ma importanti: far scorrere l'acqua dei punti di erogazione poco utilizzati, in particolare nelle stanze rimaste vuote, prima del loro impiego; segnalare al referente la presenza di incrostazioni, di soffioni o rubinetti sporchi o malfunzionanti e di ristagni; rispettare le procedure interne di flussaggio e sanificazione. Conoscere questo rischio aiuta a comprendere il senso delle procedure sull'acqua adottate nella struttura e l'importanza di applicarle con costanza.

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I dispositivi di protezione individuale (DPI) sono attrezzature destinate a essere indossate dal lavoratore per proteggerlo dai rischi che non è stato possibile eliminare o ridurre con misure tecniche e organizzative, e costituiscono l'ultima barriera di protezione. Il datore di lavoro li fornisce gratuitamente, ne assicura la manutenzione e la sostituzione e forma l'operatore al loro uso; il lavoratore ha l'obbligo di utilizzarli correttamente, di averne cura e di segnalarne difetti o esaurimento. I DPI tipici dell'OSS sono legati ai rischi visti nei moduli precedenti. I guanti monouso proteggono dal rischio biologico e chimico durante il contatto con liquidi, mucose e prodotti: si indossano sulle mani pulite, si cambiano tra un ospite e l'altro e dopo ogni attività contaminante, non sostituiscono l'igiene delle mani che va eseguita prima e dopo il loro uso, e non vanno mai riutilizzati. Il camice o sovracamice e il grembiule impermeabile proteggono la divisa e la cute da schizzi e contaminazioni. Le mascherine proteggono le vie respiratorie: la mascherina chirurgica limita la diffusione di droplet e va usata nelle situazioni ordinarie, mentre il filtrante facciale FFP2 o FFP3 protegge da agenti a trasmissione aerea e va impiegato secondo le indicazioni della struttura, indossato in modo aderente al volto. Occhiali e visiere proteggono occhi e mucose dal rischio di schizzi. Per la prevenzione delle cadute si utilizzano calzature chiuse e antiscivolo. Un punto fondamentale è la sequenza corretta di vestizione e svestizione: i DPI vanno indossati nell'ordine previsto e, soprattutto, rimossi con attenzione per non contaminarsi, eseguendo l'igiene delle mani al termine. L'efficacia di un DPI dipende dalla scelta giusta rispetto al rischio, dalla corretta indossatura e dalla sua integrità: un dispositivo danneggiato, sporco o usato in modo improprio non protegge.

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La sorveglianza sanitaria è l'insieme degli accertamenti medici effettuati dal medico competente per tutelare lo stato di salute del lavoratore in relazione ai rischi della mansione, ed è obbligatoria per l'OSS in ragione dell'esposizione al rischio biologico e alla movimentazione manuale dei pazienti. Comprende la visita preventiva, che precede l'avvio della mansione, le visite periodiche con cadenza stabilita dal medico in base al rischio, la visita su richiesta del lavoratore quando ritiene che le sue condizioni siano collegate al lavoro, la visita in caso di cambio mansione e quella al rientro dopo un'assenza prolungata per malattia. A conclusione degli accertamenti il medico competente esprime il giudizio di idoneità alla mansione specifica, che può essere di idoneità piena, di idoneità con limitazioni o prescrizioni (ad esempio limiti al sollevamento manuale) o, nei casi più seri, di inidoneità: il datore di lavoro deve attuare le indicazioni del giudizio, ad esempio adattando i compiti o fornendo ulteriori ausili. Un capitolo essenziale della sorveglianza è la prevenzione vaccinale, particolarmente importante per chi lavora a contatto con persone fragili. La vaccinazione contro l'epatite B è fortemente raccomandata per gli operatori sanitari, in quanto protegge da una malattia trasmissibile per via ematica a cui l'OSS è esposto; la vaccinazione antinfluenzale stagionale è raccomandata sia per proteggere l'operatore sia, soprattutto, per ridurre il rischio di trasmettere l'influenza agli ospiti anziani, per i quali può avere conseguenze gravi. A queste si affiancano, secondo le indicazioni sanitarie vigenti e le valutazioni del medico competente, altre vaccinazioni utili per il personale assistenziale. La partecipazione alla sorveglianza sanitaria e l'adesione consapevole alle vaccinazioni raccomandate sono strumenti di protezione tanto per il singolo operatore quanto per l'intera comunità della struttura.

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Questo riepilogo raccoglie i comportamenti sicuri che traducono nella pratica quotidiana i contenuti del corso. Igiene e rischio biologico: eseguire l'igiene delle mani nei cinque momenti dell'OMS, trattare ogni ospite e ogni liquido biologico come potenzialmente infetto, usare e cambiare correttamente i DPI, rispettare le misure di isolamento e sanificare ambienti e attrezzature. Taglienti: non reincappucciare mai gli aghi, eliminarli subito nel contenitore rigido per taglienti, usare i dispositivi di sicurezza e, in caso di puntura, far sanguinare, lavare, disinfettare, recarsi al pronto soccorso e segnalare l'infortunio. Movimentazione: ridurre la movimentazione manuale con gli ausili (sollevatore, telo ad alto scorrimento, cintura, letti regolabili), piegare le ginocchia e non la schiena, evitare le torsioni, lavorare in due con gli ospiti pesanti o non collaboranti e valorizzare le capacità residue dell'ospite. Rischio chimico: leggere etichetta e scheda di sicurezza, non mescolare mai i prodotti, rispettare le diluizioni, conservare nei contenitori originali etichettati e indossare i guanti adeguati. Stress: riconoscere i segnali in sé e nei colleghi, condividere le difficoltà e segnalare i sovraccarichi. Aggressioni: prevenire con la comunicazione calma e la de-escalation, pianificare le manovre a rischio, mantenere una via di uscita e segnalare gli episodi. Ambiente: usare calzature antiscivolo, asciugare e segnalare i pavimenti bagnati, non sovraccaricare le prese e segnalare i guasti elettrici senza intervenire. Emergenze: conoscere il piano di emergenza, non ostruire vie di fuga e porte tagliafuoco, applicare l'esodo orizzontale progressivo per gli ospiti non autosufficienti e non usare gli ascensori in caso di incendio. Acqua: far scorrere i punti d'acqua poco usati e segnalare ristagni e incrostazioni per il rischio Legionella. Salute: aderire alla sorveglianza sanitaria e alle vaccinazioni raccomandate, rispettare il giudizio di idoneità e le sue prescrizioni. Il filo conduttore di tutte queste pratiche è la segnalazione: ogni pericolo, anomalia, infortunio o mancato infortunio va comunicato al preposto, perché la sicurezza in RSA è un risultato collettivo che nasce dalla collaborazione tra l'operatore, i colleghi, il coordinamento e le figure della prevenzione.